Limpidezza





Oggi ho avuto due conversazioni con due amici, C. che sento abbastanza spesso e A. che non sentivo da diverso tempo. Due persone con cui mi sento “popolo”, o come dice quel proverbio indiano “gli uccelli con le stesse piume volano insieme”. Sono persone con cui non ci si relaziona sulla quantità (di incontri, di telefonate, di tempo passato insieme) ma sull’intensità, sul sentire comune, su una comprensione immediata e profonda delle parole pronunciate.

Entrambi oggi, seppur partendo da tematiche e racconti molto diversi, mi hanno fatto vibrare una parola che ha cominciato a riverberare il suo significato e la necessità della mia attenzione: “limpidezza”.

C’è la necessità - in questi tempi ove sembra regnare il disordine, la confusione mentale e il sovrapporsi di pseudo realtà, o usando un ossimoro, realtà fittizie - di lucidità, di chiarezza. C’è la necessità di far regnare il silenzio fra poche parole pronunciate, affinché ogni singola parola possa essere soppesata e compresa in ogni suo aspetto; affinché noi possiamo essere coerenti, quindi limpidi, occorre un tempo di non-azione, fra un gesto e un altro, cosicchè noi sappiamo esattamente quello che stiamo compiendo. Occorre una grande attenzione, per non scivolare nella neghittosità (pigrizia e negligenza), nell’approssimitività, nella noncuranza, in altre parole nel non-amore verso noi stessi e verso gli altri.


 


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